Il mestiere del Chirurgo Plastico: intervista a Camillo D’Antonio

Il chirurgo plastico Camillo D'AntonioLa chirurgia estetica sta vivendo un interessantissimo momento. Da specialità per le classi più abbienti, con una particolare attenzione per cantanti, modelle, sportivi e attori, la chirurgia estetica è diventata una possibilità per tutti coloro che vogliono ripristinare l’estetica o la funzionalità del loro corpo passando per l’aiuto di un chirurgo specializzato.

Parliamo delle nuove tendenze con il chirurgo Dott. Camillo D’Antonio, specialista con basi a Napoli, Roma e Milano che ha per primo parlato delle nuove tendenze, sia a livello scientifico che demografico, della sua arte.

D: Dott. D’Antonio, perché sentiamo sempre più spesso parlare di “chirurgia democratica”, cosa è cambiato negli ultimi anni?

D’Antonio: È cambiato molto. Da un lato sono migliorate le procedure, che ora permettono di lasciare la clinica, nella grande maggioranza dei casi, il giorno stesso in cui si è subito l’intervento. Questo vuol dire costi estremamente ridotti e che diventano finalmente alla portata anche dalle classi medie.

Dall’altro è cambiato qualcosa anche a livello di sentire comune nei confronti della chirurgia estetica. Il diritto alla bellezza viene percepito come qualcosa di diffuso e come qualcosa al quale possono e devono aspirare tutti, e non solo coloro i quali fanno del corpo strumento del loro successo personale.

D: È cambiato il profilo di chi si reca nei vostri studi?

Si, decisamente. Negli ultimi anni abbiamo potuto assistere ad una vera e propria esplosione dell’interesse per la chirurgia da parte delle classi medio e medio-alte: bancari, insegnanti, professionisti. Tutti sono alla ricerca di un piccolo aiuto per ripristinare una condizione di funzionalità ormai perduta, o per correggere qualche imperfezione che fa sentire inadeguati o non in pace con il proprio corpo.

Le sale d’aspetto dei nostri studi sono uno spaccato piuttosto fedele della società italiana, dove possiamo incontrare diverse professionalità e diverse storie personali, che non appartengono più necessariamente a quelle classi alle quali associavamo tradizionalmente gli interventi di chirurgia estetica.

D: Cosa cercano i nuovi profili? Si tratta di vanità?

D’Antonio: Conduco una battaglia personale contro l’associazione che i media e i giornali compiono tra chirurgia estetica e vanità. La maggioranza degli interventi, se non la quasi totalità, non riguarda delle vanità vacue e prive di senso. Si tratta di andare a correggere situazioni o patologiche o che comunque sono fonte di enorme stress emotivo per il paziente.

Pensiamo ad un intervento di blefaroplastica, grazie al quale può essere ripristinato un campo visivo idoneo, oppure ad un intervento di otoplastica, che può andare a correggere problemi particolarmente sentiti dai pazienti, come le cosiddette orecchie a sventola.

Si tratta di interventi che migliorano la qualità della vita del paziente in modo sensibile, e che meritano sicuramente più rispetto da parte di chi, solitamente, parla di chirurgia estetica con il ghigno di chi, non comprendendo, non può che affrontare la questione non seriamente.

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